RECENSIONE

MUSICA
" BARTOK Concerto per viola e orchestra op. postuma; viola Luca Ranieri.

L'esecuzione che Luca Ranieri dà del Concerto di Bartòk è semplicemente la migliore, insieme a quella di Wolfram Christ (con Lorin Maazel, DG) che conosciamo.
Mai il "lento parlando" del primo movimento è parso così capace di alludere ai complessi studi bartokiani su quel rapporto tra emozione e inflessione vocale su cui è costruita tutta la da lui tanto studiata e assimilata musica etnica dei Balcani.
Un certo misticismo senza Dio, connotato nuovo dell'ultimo Bartok, meditazione sulla morte di un malato terminale, che si esprime nell'adagio religioso (analogo, per ispirazione, all'omonimo movimento del coevo Concerto n.3 per pianoforte) riceve qui una connotazione smateriata, una timbrica lucida, cristallina, risuonante dai precordi dell'inconscio, ancora più mirabile se si considera il problema di "ingolamento" che affligge, strutturalmente, la viola. L'allegro vivace finale ha una burbera e ossessiva linearità che trasforma la viola in uno di quei soldatini a molla cari alle fiere di paese cui si ispirerà Brecht per la codificazione della sua tecnica dello "straniamento", dentro la cui meccanica dei sentimenti agisce la fine di tutta una civiltà."

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